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Mamma con me

Quando le ragazze di AKADOG mi hanno chiesto di scrivere qualcosa sull’esperienza della gravidanza e dell’arrivo del mio bambino vissuti insieme alla mia canina, mi si è aperto il cuore e ho detto subito di sì. Poi però ho pensato: da dove comincio? E come faccio a spiegare con le parole che cosa ho provato, a trasmettere la bellezza, l’unicità e l’importanza di queste esperienza non soltanto per me e per mio marito, ma anche per il mio piccolo?

Più di ogni parola possono le immagini, le foto che non mi stanco mai di riguardare, per ritrovare il suo sguardo, la sua vicinanza, la sua CONDIVISIONE. Perché noi abbiamo condiviso tutto, attimo per attimo, e non c’è momento importante relativo all’arrivo e poi alla crescita del mio bambino in cui la nostra adorata Nina non sia stata presente e partecipe.

Condivisione, partecipazione, crescita: ecco le prime parole che mi vengono in mente.

Quando ho scoperto di essere incinta Nina era entrata a far parte della nostra famiglia da pochi mesi, quattro per l’esattezza: era poco più che una cucciola.

Avevo pensato di fare agility con lei, ma ci siamo dovute accontentare di più miti passeggiate (che non sono mai mancate). Giorno dopo giorno abbiamo costruito un rapporto fatto di reciproca intesa, fiducia, e amore che cresceva a vista d’occhio… come la mia pancia!  mamma_con_me_2

All’ottavo mese di gravidanza abbiamo traslocato e questo cambiamento è stato senz’altro un piccolo trauma per tutti, ma ne abbiamo approfittato per disporre gli spazi e le nuove abitudini già in funzione dell’arrivo del bambino: ai cani, come ai bimbi del resto, non piacciono i cambiamenti bruschi, meglio fare piccoli passettini quotidiani prefiggendosi uno scopo preciso alla volta.

Le nostre passeggiate dicevo non sono mai mancate, ricordiamoci che, a meno che non si presentino particolari problemi, in gravidanza è vivamente consigliato il movimento, quindi quale migliore “scusa” che portare fuori il proprio cane? Lei si abituava intanto al mio passo più lento, a non saltarmi addosso, a stare più vicina: aumentavano le sue responsabilità.

La notte del 13 agosto è arrivato il momento di andare in ospedale: non mi scorderò mai lo smarrimento della Nina nel vederci uscire di casa così, di corsa, in piena notte, era preoccupata, disorientata, si è infilata nella sua cuccia con quella rughetta fra le orecchie che esprimeva il dubbio e l’incertezza.

Durante quella notte poi ci fu un temporale, di quelli fortissimi, io ero in travaglio e continuavo a chiedere del cane, che qualcuno andasse da lei a vedere se era tutto a posto, stavo partorendo ma non smettevo di pensare a lei, rimasta da sola con quel brutto tempo!

Il giorno dopo mio marito portò a casa un camicino che avevamo tenuto addosso al bimbo, perché la Nina potesse tenerlo con sé nella sua cuccia, per familiarizzare con questo nuovo odore che a breve sarebbe arrivato in casa nostra: un nuovo cucciolo!

mamma_con_me_3All’inizio avevamo deciso di permetterle solo di avvicinarsi al neonato, per sentire e riconoscere il suo odore, sempre sotto “stretto controllo” o meglio supervisione: dovevamo capire la sua reazione, valutare il suo comportamento.

Procedevamo con piccoli passi, tenendo sempre come obiettivo l’INCLUSIONE. I nostri cani ci amano, si sentono parte della famiglia a tutti gli effetti e l’errore più grande a mio avviso consiste proprio nel non comprendere il loro desiderio di partecipazione, di sentirsi “parte”, appunto, insieme ai suoi amati di una grande novità come quella dell’arrivo di un bambino.

Quando Lapo piangeva i primi giorni era dura per lei restare calma, non capiva che cosa stesse succedendo e mi guardava chiedendomi di intervenire, stava succedendo qualcosa di gravissimo! Noi restiamo il loro punto di riferimento: se manteniamo la calma, trasmettiamo anche al nostro cane la stessa sensazione.

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Un giorno decisi di provare a lasciare alla Nina “campo libero” con il piccolo, volevo capire che cosa avrebbe fatto. Adagiai il bimbo nella sua sdraietta, a terra, e salii al primo piano.

Dopo pochi momenti sentii il bimbo che emetteva gorgoglii di piacere e risatine, affacciandomi dalle scale vidi la canina che, poggiando delicatamente il muso sulla sua pancina, gli faceva il solletico e lui rideva contento.

Da quel momento ho capito che potevo veramente fidarmi di lei, e ho lasciato che si avvicinasse al bambino come e quando voleva.

Quando lo allattavo mi sedevo sul divano e lei si sdraiava al mio fianco, poggiando la testa o sulla mia coscia o direttamente sulle gambine di Lapo, scherzando lo avevo soprannominato “allattamento congiunto”.

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Il momento senz’altro più gradito alla Nina, e anche al bimbo, era quello delle passeggiate: quanto abbiamo camminato! Finché il tempo lo permetteva, mettevo le scarpe da ginnastica e via! Lei trotterellava a fianco alla carrozzina, infilavo il guinzaglio al polso e poi poggiavo la mano sul manubrio del passeggino: questo mi aiutava anche a spingerlo con più facilità.

Lapo è cresciuto con lei, condividendo gli spazi – era sempre nella sua cuccia –, e acquisendo giorno dopo giorno una maggiore confidenza con i suoi movimenti e il suo corpo: talvolta sembravano un tutt’uno.

Un gioco che amavano moltissimo entrambi lo hanno messo a punto non appena Lapo ha imparato a gattonare: lui sgusciava via veloce e lei lo rincorreva prendendogli delicatamente i piedini. Mi pento di non aver fatto video di questi momenti perché erano davvero incredibili.

Anche quando si è trattato di imparare a camminare un cane che ti resta sempre vicino si è rivelato un… ottimo punto di appoggio!

Nina in questo modo non ha mai provato gelosia nei confronti del bimbo, perché si è sempre sentita inclusa, parte integrante della famiglia; anzi, man mano che Lapo cresceva è stato lui a provare gelosia per la canina: “mamma ma lei non la sgridi mai!” mi diceva spesso. Di sgridarla, in effetti, non ce n’era bisogno… ho sempre temuto di più per ciò che potevano fare i bimbi a lei piuttosto che il contrario!

La cosa bella infatti è stata che da cane equilibrato e intelligente qual era, Nina ha saputo traslare questo suo atteggiamento verso tutti i bambini che sono transitati per casa nostra (e sono stati parecchi). Stessa pazienza, delicatezza, capacità di giocare e di condividere senza mai essere invadente. Con bimbetti gattonanti sul pavimento e giochi sparsi ovunque era capace di muoversi senza sfiorare né i piccoli né gli oggetti sparsi.

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Noi abbiamo impiegato tempo, pazienza e amore, abbiamo avuto piena fiducia in lei che è stata ampiamente ripagata, perché per un bambino avere la possibilità di crescere insieme a un cane è un’opportunità fantastica che tutti dovrebbero poter provare.

Sono consapevole che magari non sia così per tutti i cani, che ogni soggetto è diverso e la convivenza con un bambino piccolo possa presentare dei problemi, o comunque delle difficoltà, ma quello che mi sento di consigliare a tutti con tutto il cuore è di “provarci”, dare almeno la possibilità al nostro amico a quattro zampe di farci capire quanto può essere bello vivere insieme questa esperienza. Dare fiducia, trasmettendogli appunto quel desiderio di inclusione, di partecipazione che per sua natura ogni cane possiede, si tratta solo di stimolarlo e aiutarlo a crescere.

Quando arriva un bimbo la vita cambia, completamente. Ricordo anche momenti di sconforto, momenti in cui ero stanca e non capivo che cosa volesse dire il pianto di quel piccolo esserino che percepivo talvolta lontano, quasi sconosciuto: mi sentivo allora inadeguata, incapace, persa. Ebbene in queste situazioni così difficili per una neomamma voltavo gli occhi e incrociavo il suo sguardo, sempre puntato su di me: era amore, fiducia, vicinanza, era lei a dirmi amica ti sono vicina, non ti arrendere, siamo insieme.

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Grazie piccola canina mia che ora corri libera e felice nel paradiso che ti sei meritata, grazie perché sei stata una grande amica, una fedele compagna, grazie per essere stata “mamma con me”: senza di te non sarebbe stata la stessa cosa.

 

Francesca Petrucci

 

 

Seppure in forma di favola, ho raccontato l’esperienza dell’arrivo di un bambino, visto dal punto di vista del cane nel libro Mia Story. Dall’abbandono all’amore (MDS editore).

Acquistandone una copia date anche una zampa ai cani bisognosi: per ogni libro venduto 1 euro sarà devoluto all’Associazione LIDA – Firenze onlus.

 

Mia Story. Dall’abbandono all’amore (MDS editore).

 

 

 

 

 



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